Neuerscheinungen

Compilation, istruzioni per l'uso

Creare una compilation, sogno e incubo del critico: farsi guidare dal gusto o dalla riflessione tecnica?

Alessandro Zanoli - 2018-04-17
Compilation, istruzioni per l'uso -

Quando mi è stato proposto dalla FONDATION SUISA e da Pro Helvetia, Fondazione svizzera per la cultura, di realizzare un'antologia del jazz svizzero mi sono sentito molto lusingato. Una delle ambizioni represse e inconfessabili del critico musicale, probabilmente, è proprio quella di realizzare un proprio CD, con la musica che gli piace... A parte gli scherzi: la prima preoccupazione, subito dopo, è stata il timore di confidare troppo nei miei gusti personali. L'obiettivo dell'esercizio dovrebbe essere quello di mantenere uno sguardo aperto e equo sul panorama complessivo, in modo da scattare una fotografia ampia e significativa della scena musicale nazionale. 

 

Ammesso e concesso che (nell'epoca della digitalizzazione di massa) «l'oggetto» compilation sia ancora uno strumento di sensibilizzazione culturale valido, il rischio per un'antologia è di essere giudicata per le sue omissioni e non tanto per le sue scelte. Il compilatore deve assumersi la responsabilità di aver privilegiato qualche artista, a scapito di altri artisti. Assecondare i propri gusti o mantenere una olimpica imparzialità? Questo è il problema.

Il campo di lavoro, del resto, è piuttosto esteso. La produzione discografica jazzistica in Svizzera è stata negli scorsi anni intensa e ricca. Occorre dire poi che il contesto d'attività dei musicisti «jazz» sta subendo una grande trasformazione. I giovani che si lanciano sul mercato non sentono la necessità di inquadramenti stilistici che definiscano la loro musica. Una compilation del jazz svizzero attuale dovrà quindi avere il coraggio di allargare e restringere i propri parametri anche al di là delle categorie che immagina il suo redattore. 

Ciò vuol dire molte cose: per chi conosce la realtà del jazz svizzero (qualsiasi cosa esso sia) è ben evidente che sulla sua fisionomia complessiva giochino un ruolo importante, ad esempio, i fattori culturali regionali. Il critico di turno dovrà avere il coraggio di uscire dalla sua prospettiva di osservazione «localista». Inoltre, dovrà segnalare esempi interessanti, trovati magari in campi poco conosciuti dell'attività musicale elvetica, in settori che possano sorprendere e stimolare l'ascoltatore.
Ora: tutto questo ragionamento è davvero molto teorico. Sappiamo bene che una compilation non potrà mai essere veramente rappresentativa di un contesto culturale musicale. Molti sono i limiti che ne influenzano la concreta collazione: condizionamenti quantitativi, temporali, redazionali, tecnici, ecc. Alla fine, credo, l'unica possibilità che rimane è tentare di accettare la sua inevitabile parzialità, leggendo la particolarità delle scelte come un tratto a suo modo estetico. In altre parole: se ogni compilation è la compilation «di» qualcuno, è proprio dall'arbitrarietà delle scelte personali che, forse, trae la sua ragione di vita. 

Per quel che mi riguarda ho voluto, anzi, meglio, sono stato costretto in tutta onestà a considerare con attenzione il campo musicale che conosco meglio, quello del jazz della Svizzera italiana. E fin dal mio primo tentativo dello scorso anno ho dovuto/voluto dare spazio al contributo di giovani artisti di grande levatura. Sono un po' meno noti dei loro coetanei confederati, ma non per questo meno validi. Non è esagerato dire che sono molto fiero del loro lavoro e lo presento con altrettanta fierezza agli appassionati. 

È stato con grande piacere che ho accettato quindi di rimettermi anche quest'anno sulle tracce del nuovo jazz svizzero (ripeto, qualsiasi cosa esso sia). Ben cosciente del fatto che tale lavoro di testimonianza deve rivolgersi in tutte le direzioni e considerare molti fattori, anche storici: la mia scelta di includere artisti non più giovani in senso anagrafico non deve stupire. Tutto ciò che non si conosce è giovane per noi, e, soprattutto, può aprire la strada a una nuova curiosità e a una nuova scoperta. Spero siate d'accordo con me: il nuovo jazz svizzero è quello che non è ancora stato suonato... e una buona compilation dovrebbe incuriosire, stimolare gli ascoltatori a cercarlo. Mi auguro davvero di riuscire a convincervi. Buon ascolto.

(PS: mentre sto lavorando alla composizione del «puzzle» musicale 2018, mi rendo conto di una cosa. Mettere insieme i pezzi non è un compito casuale: il gusto influisce non solo sulla scelta ma anche sul loro ordine. Esaminando i vari brani con attenzione e con ripetuti ascolti ci si rende conto che si creano legami, affinità, collegamenti e fratture. E che vanno considerate. Sono queste le cose che rendono il lavoro davvero intrigante, piacevole. Una compilation, in effetti ha davvero qualche tratto d'artisticità in sé. Deve essere equilibrata nel flusso musicale, varia, sorprendente. Insomma, è vero: per una volta il critico può essere anche un po' creatore... e i musicisti mi perdonino).

 

SWISS MUSIC - JAZZ VII

Alessandro Zanoli

«Scrivo regolarmente di jazz su «Azione, settimanale di Migros Ticino», collaboro con la Rete Due RSI e altre testate, tra cui la rivista «AXE, Guitar magazine» di Roma; ho redatto una breve storia del jazz ticinese per la rivista «Arte e Storia». Ho realizzato più di un centinaio di interviste a jazzisti svizzeri e stranieri tra cui Dollar Brand, John Scofield, Bill Frisell, MIke Stern, Billy Cobham, Kenny Barron, Marc Ribot, Archie Shepp, Franco Ambrosetti, George Gruntz, e moltissimi altri. Ho lavorato per dieci anni nell'ufficio stampa di JazzAscona e sono socio fondatore dell'Associazione Jazzy Jams di Lugano e del club Jazz in Bess. Attualmente sono membro della Sottocommissione musicale del Dipartimento Educazione e Sport del Cantone Ticino, che assegna in Ticino i sussidi alla musica del Fondo Swisslos». 

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